«[…] ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»
Questo è quanto di più prossimo esisterà, per la mia arte, a un palcoscenico a pubblico accesso. È il primo pensiero di questo progetto scevro di termini e porta come nome l'excipit di «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato», Montale, perché le poche certezze che ho raccolto nei brevi stracci della mia esistenza si possono cucire insieme soltanto attraverso avverbi di negazione. Non credo potrò affermare quel che sono nemmeno mentre esalerò l'ultimo fiato avanzato dai polmoni.
Dunque, dirò che questi pensieri, che talvolta esprimo in versi, talvolta in prosa, talvolta immagino come sequenze di un lungometraggio, non saranno mai merce da consumo; non avranno finalità diversa dall'equilibrare la guerra che mi porto in corpo. Non sono vostri, ma non sono nemmeno miei.
A F* (che è tra le poche persone per il momento che abbiano ricevuto una poesia dedicata, e non solamente da valutare come mente straniera) dissi che si trattava di una materia che poteva esistere da sé, una volta che io vi avessi messo il punto, sostenuta dall'ispirazione e dal genio che a priori l'avevano generata.
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